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Datevi da fare!

Adesso che la tornata elettorale si è conclusa ed il successo del Movimento 5 stelle si è ampiamente concretizzato parrebbe essere giunto il momento di iniziare ad entrare nella dialettica politica in modo che l’attuale legislatura, che porta un numero un po’ “disgraziato”, possa iniziare a lavorare.
Parrebbe, perché fedeli al diktat del capo supremo i cosiddetti “grillini” sembrano non essere intenzionati a muoversi di un centimetro dalla posizione del “niente accordi con nessuno“. Proviamo a spiegare, non a loro ma ai loro elettori, alcuni motivi per cui questa linea politica dovrebbe essere abbandonata, confidando che siano questi ultimi a smuoverli da una posizione che sembra essere stata abbracciata acriticamente, e quindi piuttosto difficile da abbandonare.

Lo spread
Come ebbe a dire una volta Karl Marx, il cui insegnamento e la cui filosofia sono stati troppo frettolosamente (a mio modesto avviso, naturalmente) accantonati in conseguenza del fallimento pratico dei sistemi politici ispirati più o meno direttamente e correttamente dalla sua filosofia, l'”ignoranza non ha mai fatto bene a nessuno“. Diventa perciò importante spendere un po’ di tempo, e di parole, per spiegare il significato reale dello spread visto che molti, troppi, anche fra gli elettori del 5 Stelle, la pensano allo stesso modo di Berlusconi per il quale “lo spread è un invenzione“.
Per comprendere cosa è lo spread è fondamentale capire che cosa è il “debito pubblico”, perché è necessario e quali conseguenze avrebbe ignorarlo. Mi si perdoneranno, spero, in questo caso sia l’approssimazione che le necessarie inesattezze poiché sono determinate dall’esigenza di sintesi e di comprensibilità così come mi auguro si prenda per buono, in mancanza di giustificazione, l’assunto di base di tutto questo ragionamento: il fatto che i legami e le interconnessioni col sistema economico, finanziario, bancario e politico sono così molteplici e complessi che non si può sperare, prima di aver cominciato a districare l’intreccio, di risolverli nella maniera con cui Alessandro Magno sciolse il nodo di Gordio cioè rinunciare a pagare i debiti e dichiarare il default e che anzi al momento questa decisione finirebbe per ammazzarci invece che salvarci la vita.

Volendolo spiegare nella maniera più semplice possibile il debito pubblico è quel sistema che consente ad uno Stato di finanziare le proprie spese quando queste superano le entrate, un po’ come fa quell’impresa privata che ricorre in piccolo al fido bancario e in grande all’emissione di obbligazioni ed altri titoli di credito, per finanziare i propri investimenti (oppure, come spesso capita, per pagare i creditori). Già che ci siamo accenniamo immediatamente al fatto che il debito pubblico era un problema già prima del 2002, quando gli stati europei erano, al pari degli altri, “solvibili per definizione” grazie alla possibilità che avevano di stampare moneta. Perciò adesso che con l’avvento dell’euro tale possibilità non c’è più il debito pubblico può essere tranquillamente considerato un dramma, indipendentemente dal fatto che stampare moneta potesse essere, come irresponsabilmente suggerito da Berlusconi, la soluzione del problema.
Posto che comunque l’immissione sul mercato di banconote fresche di stampa non potesse essere considerata neanche nel passato la soluzione, perché altrimenti gli stati invece di emettere titoli di debito avrebbero potuto tranquillamente battere moneta, oggi siamo costretti a fare i conti col fatto che il debito pubblico di uno stato sovrano è, proprio per l’impossibilità di poter far fronte agli oneri fabbricando in proprio i soldi, da trattare alla stregua di un qualunque titolo di debito emesso da un’azienda privata.
In poche parole: o ti considerano affidabile per cui sapendo che restituirai i soldi te li prestano ad interesse basso oppure, essendo maggiore il rischio che tu possa non restituirli, l’interesse che devi promettere è più elevato.

A questo punto entra in gioco l’altro fattore, quello che trasforma il dramma in tragedia: l’ammontare del debito. Ecco, rispetto al Prodotto Interno Lordo, che è un indice economico perciò (sempre per restare sulle irresponsabili affermazioni di Berlusconi) non va a fare la spesa con la massaia ma è purtroppo tenuto in alta considerazione da coloro che hanno in mano i flussi economici che determinano benessere e sofferenza della popolazione mondiale, il debito pubblico italiano, cioè il totale complessivo dei titoli dello Stato italiano venduti (BOT, CCT, BTP e compagnia bella), è di molto superiore, per cui, come succederebbe per un’azienda privata, diventa difficile trovare qualcuno che presti i soldi a chi ha molto più passivo che proprietà.
La situazione dello Stato italiano è quindi quella di una qualunque azienda privata che ha bisogno di un prestito ma, oltre ad essere in rosso in banca, ha già ottenuto talmente tanti altri soldi a credito che il denaro di cui ha bisogno ora gli serve per pagare gli interessi sui debiti precedenti.
Cosa succede quindi? Succede quindi che se vuole avere il prestito, essendo a rischio la restituzione, tale rischio deve essere pagato promettendo interessi più alti. Lo “spread” misura la differenza fra gli interessi promessi dall’Italia rispetto a quelli promessi da un altro paese (quello preso come indice è il più forte economicamente, la Germania) per collocare i propri titoli. Se vi sembra preoccupante il fatto che si debba pagare (ad oggi) circa il 3% in più di interessi della Germania sappiate che questa è solo metà del problema. L’altra metà è rappresentata dal fatto che parlando di cifre dell’ordine di decine di miliardi di euro ogni fattore che fa aumentare lo spread richiede, per essere riportato a pareggio di bilancio, l’emissione di ulteriori titoli (e quindi di debiti) che sono, indistintamente, improduttivi per cui adesso l’emissione di titoli di stato in Italia non solo asciuga risorse da dedicare all’economia ma serve a pagare gli interessi in una sorta di maligno serpente velenoso che per giunta si morde la coda.
Senza essere smentiti si può dunque affermare che ogni giorno di incertezza politica e di governo che non si forma aumenta il rischio che l’Italia non restituisca i prestiti, il che comporta che per pagare gli interessi del debito in scadenza si debbano promettere interessi più alti e così via, finché la terrificante spirale a vite in cui è entrato l’aereo Italia non finirà per farlo schiantare al suolo.
Allora sarà inutile che sui rottami si alzi la limpida voce dei grillini, che non potrà che dire: “Fino a ieri questo aereo lo hanno guidato i vecchi politici corrotti, colpa loro se si è schiantato!“.
Dato che quell’aereo ieri volava, pur fra mille difficoltà e guidato “dai vecchi politici corrotti”, se domani si sfascerà al suolo sarà anche colpa di chi lo guida oggi, ed i rappresentanti del movimento cinque stelle sono fra costoro.

L’economia reale

L’encomiabile battaglia dei rappresentanti pentastellati contro i costi della politica, purtroppo bloccata sull’abolizione dei contributi elettorali ai partiti, vale la bella cifra di 91 milioni di euro. Lo stato italiano ha quaranta miliardi di debito nei confronti delle aziende private fornitrici della pubblica amministrazione. Ad ascoltare le dichiarazioni dei rappresentanti eletti dal movimento sembra che l’abolizione di questo finanziamento sia condizione necessaria per il loro appoggio alla formazione di un nuovo governo, nel frattempo la sopravvivenza di qualche centinaio di migliaio di persone dipende dalla certezza che lo stato onorerà i propri debiti nei confronti di queste azienda, cosa impossibile da garantire fino alla formazione di un nuovo governo.
Non vi pare che, al di là delle questioni di principio per cui molti nobili pensatori liberali dall’antica Grecia ai giorni nostri riterrebbero 91 milioni di euro una cifra irrisoria se destinata al mantenimento della libertà e della democrazia specie se rapportata al fabbisogno complessivo dello Stato Italiano (ottocento miliardi di euro, di cui i 91 milioni che parrebbero rappresentare la differenza fra miseria e benessere nazionale sono poco più dell’uno per mille) la questione di principio sia ridicola se rapportata alla posta in gioco?
Per quanto avversata da più parti almeno la proposta avanzata da Bersani prendeva in considerazione l’ipotesi di una soluzione che avrebbe significato il salvataggio di qualche centinaio di migliaia di posti di lavoro semplicemente eseguendo un’azione fondamentale in qualunque mercato, cioè onorare i debiti. Quella di stare seduti sulla sponda del fiume (ingannando magari l’attesa portandosi gli apriscatole, raggiungendo le camere in bicicletta e sedendosi in alto “per controllare”) impedendo qualunque operazione finanziaria, anche in nome del nobile ideale di rinunciare a 91 milioni di rimborsi elettorali complessivi, in attesa che passi il cadavere della (presunta) madre di tutti i disastri economici del Paese, cioè il finanziamento ai partiti, che razza di soluzione è?
In attesa che fra impedimenti costituzionali (semestre bianco) ed adempimenti istituzionali (elezione del nuovo presidente della repubblica) si possa tornare al voto se un governo non si forma, come è negli auspici degli illuminati padroni del movimento cinque stelle, scadranno tutti i finanziamenti per gli ammortizzatori sociali e quasi un milione di persone si troverà senza i soldi per mangiare. Finché un governo di soli grillini non avrà chiarito in che modo si debbano tutelare “i singoli lavoratori piuttosto che il posto di lavoro” come sopravviveranno questi disgraziati che hanno avuto la sfortuna di incappare in un periodo in cui la crisi economica si è sommata a quella politica? Vi pare questo il modo di “tutelare i singoli lavoratori”? E se domani toccasse a uno di voi, elettori del movimento?

La “filosofia dell’azione”

Un movimento come il 5 stelle trae la sua linfa e la sua unica ragione di vita dall’essere “rivoluzionario” nei confronti dell’attuale sistema politico; esso rappresenta una sorta di rivoluzione copernicana, con le sue istanze di democrazia diretta e di rottura nei confronti dell’attuale sistema.
Quale miglior modo quindi di poter rovesciare il sistema che assumersi direttamente le responsabilità di governo?
Gli attuali parlamentari eletti nel movimento cinque stelle stanno cercando di far bere ai propri elettori la panzana che il sistema si rovescia non accettando compromessi e rendendolo di fatto ingovernabile ma se si riflette attentamente dovrebbe apparire abbastanza chiaro che questa è una pretesa completamente al di fuori di ogni logica: se si vuol portare un autobus ad una meta precisa non si legano le mani al conducente imnpedendogli di guidarlo, perché lo faremmo sfasciare fuori strada, ma ci si prende la responsabilità di sedersi di fianco all’autista insegnandogli la strada. Rinunciare ad appoggiare un programma che prende in considerazione molto del programma del movimento e stare a guardare rifiutando gli accordi potrà anche dare l’impressione di non accettare i compromessi, ma di certo non farà avanzare di un passo la rivoluzione.
Eppure quale strada hanno scelto i vostri rappresentanti, cari amici che avete votato il movimento 5 stelle?

Forse non avete avuto orecchie abbastanza attente per capire qual è la strada verso la quale ci stanno guidando Grillo e Casaleggio, perciò è opportuno rinfrescarci tutti insieme le idee.
Il leader del movimento ha affermato:”Noi saremo lì e non faremo accordi, loro non saranno in grado di fare il governo e fra sei mesi, quando si voterà di nuovo, il Paese sarà nostro“.
Credo sia lecito pensare che abbiate interpretato il “nostro” come sinonimo di “noi votanti del movimento”, in realtà da qui a sei mesi, mentre il leader del movimento ed il suo uomo ombra si godranno nelle loro ville al mare i guadagni della pubblicità derivata dai loro blog e siti internet voi, elettori del movimento e che del movimento stesso siete l’anima e il cuore, vi ritroverete a dover lottare per il vostro posto di lavoro e per le vostre pensioni in un’economia la cui malattia sarà ormai resa incurabile da sei mesi di assoluta inazione, che voi stessi avrete permesso.

Che ve ne farete allora del trionfo di aver abolito la casta con i vostri “NO” ed averla sostituita con un comico ed un imprenditore multimediale per giunta un po’ fascista, quando nessuno di noi, compresi coloro che il vostro movimento non l’hanno votato, avrà più abbastanza indipendenza economica da poter dar da mangiare ai propri figli?

Una tale sconfitta travestita da vittoria sarebbe riduttivo perfino chiamarla “vittoria di Pirro”.

This entry was written by nobodysdiary , posted on sabato marzo 16 2013at 05:03 pm , filed under politica . Bookmark the permalink . Post a comment below or leave a trackback: Trackback URL.

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