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Sulla nuova etica economica

Uno degli innegabili vantaggi della fine dell’era berlusconiana (quando avverrà) sarà il fatto che si smetterà di aprire discussioni dotte e filosofiche su affermazioni irresponsabili, discutibilissime e basate sul nulla fatte dal leader del centrodestra e si potrà almeno tornare a discutere di argomenti che non siano aria fritta.
Il peso politico e mediatico del personaggio però è tale che talvolta con una delle sue corbellerie apre una strada oppure, come è il caso delle sue ultime affermazioni in materia di tangenti e giustizia, scoperchia una pentola che ci mostra come in realtà parte della nostra nazione (e questa è forse una delle ragioni di un altrimenti incomprensibile successo) sia in sintonia col suo pensiero distorto ma si vergogni ad ammetterlo finché il Berlusconi medesimo non lo rende pubblico.

Ieri, in un discutibile articolo di Gianfranco Polillo, peraltro sottosegretario al Ministero Economia e Finanze dell’attuale governo, pubblicato su Huffington Post Italia, si affermava che le manette ai bustarellari porterebbero alla desertificazione industriale e si manifestavano perplessità sull’opportunità di arrestare i manager che all’estero pagano tangenti, seminando il dubbio che non sia la qualità ed il prezzo della propria produzione ma la capacità di corrompere il vero motore dell’economia internazionale.
Oggi la prima pagina di MilanoFinanza è ancora più aggressiva: presenta il manager ENI Scaroni come retoricamente candidato all’arresto per via dei successi del gruppo, parla di Tafazzopoli e conclude con “Ecco come si distrugge la ricchezza in Italia“, lasciando intendere senza mezzi temini che arrestare chi paga le tangenti porta il Paese alla miseria.

Premesso che punti di vista come quello dell’illustre sottosegretario finiscono poi per assolvere anche i politici italiani, che siano corrotti o concussori poco importa, è l’equazione magistrati che arrestano manager corruttori uguale crisi economica che è non solo discutibile ma sotto certi aspetti addirittura riprovevole.
Innanzitutto, se anche fosse vero che per vincere le sfide industriali non c’è altro modo che corrompere, allora si dovrebbe agire sul legislatore che corregga la stortura, non sul magistrato che accerta un reato e quindi interviene, perché è di questo che stiamo parlando: se è vietato pagare tangenti, e le si pagano, allora si commette un reato e quindi si deve essere perseguiti indipendentemente dal fatto che esista uno stato di necessità (che per me fra l’altro è solo presunto) così come del resto finisce davanti al giudice anche la madre che ruba al supermercato perché non ha i soldi per far mangiare i figli.
Troppo spesso però per la nostra ipotetica madre lo stato di necessità non vale perché, col liberismo dilagante e la cosiddetta “etica del mercato” che prevale su tutto il resto, agire contro il patrimonio sembra essere diventato peggiore di qualunque reato commesso contro la persona e nessuno o quasi, neanche a sinistra, si sta facendo carico di correggere l’orrendo modo di pensare per cui non solo il peggior peccato è quello commesso contro il settimo comandamento, ma addirittura si dovrebbe rovesciare la legislazione fino a spingerla all’estremo per cui se genera profitto non c’è colpa né dolo, indipendentemente da quanto è scritto nei codici.

Se almeno questa continua pretesa di liberalizzazione totale e di mani libere ai manager portasse effettivamente dei benefici e questi poi finissero per ricadere anche sulla popolazione allora magari discuterne avrebbe senso, però una volta data un’occhiata ai più accessibili indicatori economici non può sfuggire, neanche a chi non è esperto di economia, che l’aumento delle leggi a favore dell’etica di mercato non solo non sta arginando una crisi economica che dura ormai dal 2007 ma che l’unico paese che ha conosciuto momenti di respiro, da allora, sono gli Stati Uniti d’America che col presidente Obama stanno in realtà beneficiando di leggi più ispirate al sociale che al mercato.
Eppure, di fronte al fallimento dell’eccessiva liberalità ed all’evidente incapacità del mercato di redistribuire ricchezza se lasciato libero di agire senza vincoli politici, noi italiani adesso pretenderemmo non solo di rimuovere quei pochi lacci e lacciuoli che ancora frenano il far west economico, ma addirittura di mandare liberi in nome del mercato coloro che sono sospettati di aver commesso un reato.

Siamo proprio un ben strano Paese…

This entry was written by nobodysdiary , posted on sabato febbraio 16 2013at 10:02 am , filed under Economia and tagged . Bookmark the permalink . Post a comment below or leave a trackback: Trackback URL.

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